Dialetto marradese

Prende il via nel mese di marzo l’iniziativa promossa dal Centro Studi Campaniani per salvaguardare e valorizzare il patrimonio dialettale marradese.

Il titolo del progetto “A t’ salut” è l’amichevole arrivederci in dialetto marradese che il poeta Dino Campana usava frequentemente per salutare gli amici, come ricorda Alberto Viviani nel suo libro “Giubbe Rosse” del 1933.

Il marradese, dialetto gallo italico, fra toscano e romagnolo parlato correntemente un tempo nella “capitale della Romagna Toscana”, si contraddistingue fra tutti gli altri dialetti romagnoli per diversità di accenti, per particolari caratteristiche, per freschezza e vivacità d’espressione.

Il Centro Studi Campaniani, che da anni porta avanti iniziative per conoscere la cultura, la storia e le tradizione del territorio, si è costituito “Centro per il dialetto marradese” dove raccogliere e conservare le testimonianze orali e scritte di un patrimonio linguistico che va scomparendo.

Dopo una riunione preparatoria al progetto e alla raccolta del materiale con il glottologo Davide Pioggia, è stato predisposto un calendario degli eventi alla cui realizzazione collaborerà la Biblioteca Comunale di Marradi. Relatori saranno tutti quei cittadini marradesi che ancora parlano il dialetto e che si renderanno disponibili a raccontare aneddoti, storie vere, proverbi, indovinelli, poesie, ecc.

Al primo incontro, che si terrà presso il Centro Studi Campaniani sabato 21 marzo ore 16,30 alla presenza di un rappresentante dell’Amministrazione, il presidente del Centro Studi, Mirna Gentilini illustrerà il progetto e le sue finalità; seguirà il prof. Gilberto Casadio che parlerà della “Origine dei dialetti e del Romagnolo” e concluderà il maestro Renato Ridolfi, classe 1919, che racconterà ed interpreterà il dialetto marradese di cui è un appassionato cultore.

Le deposizioni raccolte saranno registrate, catalogate e conservate nel “Centro per il dialetto marradese” per realizzare una pubblicazione in cui il testo orale sia affiancato a quello scritto e per raggiungere l’ambizioso obiettivo di un vocabolario marradese – italiano che rimanga a testimonianza di una lingua e di una civiltà che va scomparendo.

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